domenica 8 novembre 2009

Brasile, investimenti diretti esteri sostenuti nei primi sei mesi del 2009



In un momento di crisi, il grande potenziale del mercato brasiliano sta facendo gola a molte aziende estere. Ne è testimonianza l’aumento degli Investimenti Diretti Esteri (IDE), in un momento in cui l’investimento totale nell’economia del paese si sta contraendo. Tra gennaio e
maggio di quest’anno, sono giunti in Brasile investimenti esteri pari a 11,2 miliardi di dollari destinati al commercio, all’agricoltura, ai servizi e all’ampliamento della capacità produttiva delle fabbriche.
Luis Alfonso Lima, presidente della Società Brasiliana di Studi delle Imprese Multinazionali e della Globalizzazione Economica (Sobeet), ha affermato che si tratta della seconda più alta cifra di IDE degli ultimi dieci anni: è equivalente al volume registrato in ingresso nel paese durante i primi cinque mesi del 1999, momento con caratteristiche peculiari poiché che fu un anno di privatizzazioni e che attrasse grandi quantità di capitale estero. Le stime più attendibili, rilevate da un sondaggio effettuato dalla Banca Centrale, prevedono che per il 2009 gli IDE arrivino a 25 miliardi di dollari. Anche secondo la Sobeet, se l’ingresso di IDE continuasse a questo ritmo, il totale dovrebbe superare i 25 miliardi di dollari entro quest’anno.
Pur inferiore al record di 45 miliardi di dollari raggiunto nel 2008, se verrà confermata la proiezione per il 2009, l’investimento estero nel paese sarà il sesto maggiore dal 1947 (epoca in cui la Banca Centrale ha cominciato a raccogliere i dati) e il quarto più consistente di questi ultimi dieci anni, malgrado la crisi.
Da quanto si può notare, nel breve periodo vi è stato un forte aumento degli investimenti diretti esteri. A gennaio, per esempio, il flusso degli IDE era al di sotto del 60% rispetto a quanto registrato nello stesso mese del 2008. Tale differenza a maggio è poi scesa a meno del 20%. Quello verificatosi all’inizio dell’anno può considerarsi un arresto tecnico degli IDE; infatti a causa della crisi finanziaria internazionale le aziende multinazionali si sono concentrate nei loro rispettivi paesi di origine per assestare i bilanci. Passata la fase più acuta della crisi, queste compagnie hanno ricominciato a investire in Brasile in cerca di un potenziale mercato.
Le multinazionali sono interessate al lungo periodo, in quanto i margini di redditività sono sempre più esigui nei mercati dei paesi economicamente più avanzati.
Ad esempio, animata dal potenziale del mercato brasiliano, a metà dell’anno scorso la coreana LG ha cominciato a investire nella produzione di notebook a Taubaté, nello Stato di San Paolo. Inizialmente, a giugno, la produzione si attestava a 3.000 unità, ma a dicembre era già salita a 15.000 unità. Il manager della casa coreana, Fernando Fraga, ha fatto sapere che la sua azienda prevede di chiudere l’anno con 200.000 notebook prodotti; tale cifra renderebbe il Brasile il secondo più importante mercato al mondo per la LG.
Anche la Pirelli, con il suo nuovo programma di forti investimenti nel paese, dimostra che il Brasile è senza dubbio in una posizione di supremazia tra le grandi potenze economiche del Sud America. Persino per le stesse imprese messicane, il Brasile è diventato un polo di investimento. In seguito alla crisi degli USA, nonostante il forte legame economico, le compagnie messicane stanno direzionando gli investimenti verso il gigante sudamericano. La motivazione data da Patricio Mendizábal, presidente dell’Associazione Imprenditoriale Messicana in Brasile, è che “qui la crisi si sente meno che in altri Paesi”.

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